Cognitivo-comportamentale, sistemica, psicodinamica: le psicoterapie spiegate in parole semplici

La psicoterapia di Francesco Crivellaro 6 min di lettura

Uno studio di psicoterapia con due poltrone una di fronte all'altra, un tavolino con fazzoletti, acqua e un piccolo orologio, una libreria e una finestra luminosa

In breve

Esistono diversi orientamenti di psicoterapia: cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale, psicodinamico, umanistico, strategico. Cambiano il punto di vista sulla sofferenza e il modo di lavorare in seduta. Le ricerche mostrano che più approcci sono efficaci e che la qualità della relazione con il terapeuta pesa molto sul risultato: nella scelta conta anche capire con chi ci si sente a proprio agio.

Cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale, psicodinamico, strategico, EMDR. Quando si comincia a cercare uno psicoterapeuta, queste parole compaiono quasi subito, nei profili dei professionisti e nelle pagine dei centri, e quasi mai qualcuno si ferma a spiegare che cosa vogliano dire. Sembrano marche diverse dello stesso prodotto, e viene il dubbio di sbagliare prima ancora di cominciare.

Sono, più semplicemente, modi diversi di guardare la sofferenza psicologica e di lavorarci. Conoscerli un po’ non serve a diventare esperti, ma a fare domande migliori al primo colloquio e a riconoscere l’approccio che si sente più vicino.

Perché esistono tante psicoterapie

In Italia lo psicoterapeuta è uno psicologo o un medico che, dopo la laurea e l’abilitazione, ha frequentato una scuola di specializzazione di almeno quattro anni riconosciuta dal Ministero dell’Università. Ogni scuola segue un orientamento, cioè una teoria su come nasce il disagio e su che cosa aiuta a cambiare. Da qui le differenze nel modo di condurre le sedute, nei tempi, perfino nella disposizione delle sedie.

Le scuole riconosciute sono molte, ma quasi tutte si possono ricondurre a poche grandi famiglie.

Le famiglie principali

Cognitivo-comportamentale

Parte dall’idea che il modo in cui interpretiamo ciò che accade influenzi quello che proviamo e facciamo. In seduta si lavora soprattutto sul presente: si individuano i pensieri e i comportamenti che mantengono il problema e si provano, un passo alla volta, modi diversi di reagire. È un approccio strutturato, con obiettivi concordati all’inizio e spesso esercizi da fare tra un incontro e l’altro. Chi soffre di attacchi di panico, per esempio, può imparare a riconoscere i segnali del corpo senza leggerli come un pericolo e a tornare gradualmente nei luoghi che evitava. Negli ultimi anni si sono aggiunte varianti che lavorano anche sull’accettazione e sulla consapevolezza, come quelle basate sulla mindfulness.

Sistemico-relazionale

Guarda la persona dentro le sue relazioni, soprattutto quelle familiari. In quest’ottica un sintomo dice qualcosa anche dell’equilibrio del sistema in cui si vive. Il lavoro può essere individuale, ma a volte coinvolge la coppia o la famiglia, e gli incontri sono spesso più distanziati che in altri approcci. In Italia ha una tradizione importante: la cosiddetta scuola di Milano, negli anni Settanta, è stata tra quelle che l’hanno sviluppata.

Psicodinamica

Nasce dalla psicoanalisi e si concentra su ciò che non si vede subito: emozioni, desideri e conflitti poco consapevoli, schemi che si ripetono nelle relazioni, il peso della storia personale. In seduta si parla liberamente, di oggi come del passato, dei sogni come delle situazioni concrete, e la relazione con il terapeuta diventa a sua volta uno strumento per capire. In genere si sta seduti uno di fronte all’altro: il lettino è più tipico della psicoanalisi classica, con più sedute alla settimana. Alla stessa tradizione appartiene la psicologia analitica di Jung. Se ne parla più a fondo nell’articolo Psicoterapia psicodinamica: che cos’è, in parole semplici.

Uno studio d’altri tempi con il divano della psicoanalisi coperto da un tappeto orientale e, accanto alla testa del divano, la poltrona dell’analista
Il setting classico della psicoanalisi: il divano per il paziente e, dietro la sua testa, la poltrona dell'analista.

Umanistiche

Sotto questo nome si raccolgono approcci come la Gestalt e la terapia centrata sulla persona. Mettono al centro l’esperienza presente, ciò che si prova qui e ora, e la capacità di ciascuno di crescere quando trova un ascolto autentico e non giudicante.

Strategica breve

Nata dagli studi della scuola di Palo Alto, in California, si concentra su un problema preciso e su come le soluzioni tentate fino a quel momento finiscano, senza volerlo, per mantenerlo. Prevede un numero limitato di incontri e indicazioni molto concrete, a volte in apparenza paradossali.

E l’EMDR?

Viene spesso nominato accanto agli orientamenti, ma è un’altra cosa: un metodo, nato alla fine degli anni Ottanta, usato soprattutto per elaborare esperienze traumatiche, con una procedura precisa che comprende movimenti oculari guidati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo indica tra i trattamenti raccomandati per il disturbo post-traumatico da stress. Psicoterapeuti di scuole diverse possono essersi formati a usarlo e integrarlo nel proprio lavoro.

Un confronto in breve

OrientamentoSu che cosa si concentraCome si svolgeTempi
Cognitivo-comportamentalepensieri e comportamenti di oggistrutturata, obiettivi definiti, esercizi tra le sedutespesso alcuni mesi
Sistemico-relazionalerelazioni e famigliaindividuale, di coppia o familiareincontri più distanziati
Psicodinamicaemozioni profonde, storia personale, relazionidialogo libero, la relazione con il terapeuta come strumentodurata variabile
Umanisticheesperienza presente, crescita personaleascolto empatico, attenzione al vissutovariabile
Strategica breveun problema specificopochi incontri, indicazioni concretebreve

Sono descrizioni semplificate: nella pratica ogni terapeuta ha il suo stile, e molti integrano elementi di approcci diversi.

Quale funziona meglio?

È la domanda più naturale, e la risposta onesta è meno netta di quanto si vorrebbe. Diverse psicoterapie hanno dimostrato di essere efficaci. L’approccio cognitivo-comportamentale è il più studiato, in particolare per i disturbi d’ansia (Hofmann e colleghi, 2012); anche le psicoterapie psicodinamiche hanno prove solide, con benefici che tendono a mantenersi nel tempo (Shedler, 2010).

C’è poi un dato che attraversa tutti gli orientamenti. La qualità della relazione tra paziente e terapeuta, cioè sentirsi compresi ed essere d’accordo su obiettivi e modo di lavorare, è uno dei fattori più legati al buon esito della terapia (Flückiger e colleghi, 2018). L’etichetta della scuola conta, ma conta molto anche la persona che si ha davanti.

Come orientarsi nella scelta

Non serve scegliere l’orientamento in anticipo, come si sceglie un prodotto da un catalogo. Qualche indicazione pratica può però aiutare.

  • Verificare l’iscrizione all’Albo. Ogni Ordine regionale ha un albo consultabile online, dove risulta anche l’abilitazione alla psicoterapia. Per il Veneto è quello dell’Ordine degli Psicologi del Veneto.
  • Fare domande al primo colloquio. Come lavora, con che frequenza ci si vede, come si capisce se il percorso sta funzionando. Sono domande legittime, e un terapeuta risponde volentieri. Di come si svolge il primo incontro si parla nell’articolo Il primo colloquio con uno psicoterapeuta.
  • Pensare a che cosa si cerca. Chi ha un problema circoscritto e desidera strumenti concreti in tempi brevi può trovarsi bene con un approccio più strutturato. Chi sente il bisogno di capire da dove vengono certe difficoltà, o vede ripetersi sempre gli stessi schemi, può sentirsi più a casa in un lavoro di tipo psicodinamico. Non sono regole rigide.
  • Ascoltare come ci si sente dopo i primi incontri. Un po’ di disagio all’inizio è normale. Se però dopo qualche seduta ci si sente costantemente fraintesi, è legittimo parlarne apertamente, o cambiare professionista.

Il mio orientamento

Io lavoro con un orientamento psicodinamico, con un interesse particolare per la prospettiva junghiana. È il modo di lavorare in cui mi riconosco, non l’unico possibile. Nella pagina Come lavoro racconto più nel dettaglio come si svolge un percorso.

Autore

Francesco Crivellaro

Psicologo · Psicoterapeuta a orientamento psicodinamico · Ordine degli Psicologi del Veneto, n. 9211 · Studio a Noventa Vicentina

Questo articolo ha uno scopo informativo e non sostituisce una valutazione professionale individuale.

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